Buongiorno Dott.ssa, Alketa Luga

La ringrazio per la vostra calorosa accoglienza e per la vostra fiducia. Sono entusiasta di far parte del Gruppo Salus e di avviare il progetto del Point of Care in Brescia. Mi sento di portare avanti questo  progetto perché  lo sento  particolarmente vicino alle esigenze del territorio e della popolazione campana.

Ecco le mie risposte alle sue domande:

Cosa l’ha spinta a scegliere Salus come partner per l’apertura di un Point of Care nel suo territorio?

Ho scelto Salus perché rappresenta un modello innovativo, concreto e già strutturato nel campo dell’assistenza domiciliare. Ero alla ricerca di un partner affidabile, capace di coniugare competenza sanitaria, organizzazione ed una visione moderna del futuro dell’assistenza. In Salus ho trovato una realtà solida, orientata a valorizzare e supportare i professionisti presenti sul territorio.

  1. Quali aspetti della sua formazione e carriera professionale l’hanno maggiormente influenzata nella decisione di investire nell’assistenza domiciliare?

La mia esperienza, maturata in oltre tredici anni di attività come infermiera nell’ambito dell’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI), a stretto contatto con famiglie e strutture sanitarie, mi ha permesso di constatare quanto spesso i servizi risultino difficili da raggiungere e scarsamente coordinati.
La mia formazione in ambito sociosanitario, unita alla conoscenza approfondita del territorio, mi ha fornito la motivazione e gli strumenti necessari per ideare un servizio più vicino alle persone, efficiente e continuativo.

  1. Qual è stato il momento chiave nella sua vita professionale che le ha fatto capire l’importanza dei servizi di assistenza domiciliare?

Durante lo svolgimento della mia attività lavorativa, mi è capitato frequentemente di incontrare familiari che, trovandosi di fronte alla gestione di una persona in stato di fragilità, non riuscivano a farvi fronte adeguatamente. Spesso queste situazioni di difficoltà derivano dalla mancanza di punti di riferimento chiari e dall’impossibilità di accedere a un servizio di continuità assistenziale.
Ritengo che l’assistenza domiciliare non rappresenti soltanto un servizio, ma costituisca un bisogno reale e urgente per molte persone e famiglie.

  1. Cosa significa per lei poter offrire servizi di assistenza socio-sanitaria direttamente nella comunità in cui vive e opera?

Significa restituire valore al territorio in cui vivo e opero. Conoscendo da vicino le difficoltà che molte famiglie affrontano ogni giorno, sento il dovere di offrire un servizio che permetta alle persone di ricevere assistenza senza doversi spostare o sentirsi sole di fronte alle proprie fragilità e ai problemi di salute.

  1. Quanto ritiene che l’apertura di questo Point of Care possa contribuire al miglioramento della qualità della vita dei residenti di Brescia e provincia?

Ci credo profondamente. Ritengo che offrire prestazioni domiciliari coordinate e accessibili significhi sostenere concretamente le famiglie, ridurre i tempi di attesa e garantire continuità ai servizi di assistenza. È un cambiamento capace di incidere in modo reale e positivo sul benessere quotidiano delle persone.

  1. Quali sfide pensa di dover affrontare nel portare l’assistenza domiciliare sul suo territorio e come pensa di superarle?

La prima sfida consiste nel far conoscere e comprendere che esiste un’alternativa concreta ai percorsi assistenziali tradizionali.
La seconda riguarda la costruzione di una rete di professionisti coesa, efficiente e ben organizzata.
Intendo affrontarle con una presenza costante sul territorio, attraverso un’attività di informazione mirata e un coordinamento delle risorse.

  1. C’è una particolare esperienza lavorativa o personale che l’ha motivata a dedicarsi a questo settore specifico della sanità?

Nella mia attività quotidiana come infermiera dell’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI), ho modo di osservare da vicino cosa significhi assistere un familiare in condizioni di fragilità, con tutte le difficoltà che questa situazione comporta.
Solo vivendo queste realtà si comprende davvero quanto sia fondamentale disporre di un servizio capace di entrare nelle case delle persone con professionalità, competenza e profondo rispetto.

  1. In che modo crede che il Point of Care possa facilitare l’accesso a servizi di assistenza sanitaria di qualità per i cittadini?

Portare i servizi alle persone, invece di costringerle a rivolgersi ai servizi, rappresenta un cambio di prospettiva fondamentale.
Attraverso un coordinamento centralizzato, prenotazioni rapide, operatori qualificati e servizi personalizzati, l’accessibilità diventa un valore concreto e non soltanto teorica.

  1. Come pensa che il suo Point of Care, si inserirà all’interno della rete di servizi socio-sanitari della zona?

Non intendo sostituirmi a nessuno ma integrarmi con ciò che già esiste. Collaboreremo con medici di base, strutture, farmacie e Comuni per creare un sistema complementare, capace di coprire le aree dove oggi ci sono vuoti o ritardi, offrendo la continuità dei servizi.

Non intendo sostituirmi ai servizi già esistenti, ma integrarmi in modo sinergico con essi.
L’obiettivo è collaborare con medici di medicina generale, strutture sanitarie, farmacie e amministrazioni comunali per costruire un sistema complementare, in grado di colmare le attuali lacune o ritardi e garantire una reale continuità assistenziale.

  1. Qual è la sua visione a lungo termine per questo Point of Care e quali sono gli obiettivi che si è prefissata di raggiungere?

Il mio obiettivo è sviluppare una presenza stabile e riconosciuta sul territorio, diventando un punto di riferimento affidabile per l’assistenza domiciliare.
Nel lungo periodo, intendo ampliare progressivamente i servizi a livello provinciale, costruire una rete qualificata di professionisti e garantire un supporto continuativo e competente a famiglie, anziani e persone in situazione di fragilità.

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